Con il decreto legge 93 del 27 maggio 2008, recante "Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie", il governo italiano introduceva una serie di misure straordinarie volte a contrastare gli effetti della crisi economica in corso, annunciando una convenzione con l'Associazione bancaria italiana in materia di mutui. L'accordo tra il governo e l'Abi prevede la possibilità di rinegoziare i mutui a tasso variabile stipulati prima del 29 maggio 2008 per l'acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di prima casa. Partendo dalla considerazione che dal 2001 a questa parte gli italiani hanno fatto spesso ricorso ai mutui a tasso variabile, e che l'andamento dei tassi dal 2005 in poi ha messo a rischio la possibilità delle famiglie di far fronte alle rate, la convenzione sui mutui stabilisce la possibilità, per i mutuatari, di ricalcolare la rata originaria sulla base della media aritmetica dei tassi di interesse del 2006. Le prime rate costanti a tassi ridotti partono il primo gennaio 2009, e la rinegoziazione avviene senza spese per i mutuatari; la differenza tra l’importo della rata originario e quello rivisto alla luce della convenzione viene addebitata su un conto di finanziamento accessorio e produce interessi annui in base all’Irs a dieci anni. L'accordo tra governo e Abi ha mostrato però il fianco ad accuse da parte di esperti e associazioni di consumatori: la convenzione, affermano, non farebbe che dilazionare il pagamento nel tempo, senza concedere sconti reali ai debitori ma aumentando di fatto l'importo complessivo degli interessi da corrispondere alle banche.