Il mutuo chirografario è un finanziamento che non è coperto da alcuna ipoteca, fideiussione o da altra garanzia reale: il suo rimborso è assicurato esclusivamente dalla firma (in greco, “chiros”) del contratto da parte del debitore. In caso di mutuo chirografario, l’unica garanzia di pagamento per l’istituto di credito è data quindi dall’impegno personale del cliente a pagare e, ovviamente, dalle conseguenze legali cui questi andrebbe incontro in caso di inadempienza. Per questa ragione, le banche concedono mutui chirografari soltanto per importi di modesta entità, con tempi di rimborso inferiori ai 5-6 anni e in seguito a verifiche particolarmente accurate circa l’affidabilità del richiedente. Accendere un mutuo chirografario ha i suoi pro e contro: viste le caratteristiche del contratto, i tassi di interesse sono mediamente più elevati rispetto ad altre forme di finanziamento, ma il costo maggiore è compensato dall’assenza un’ipoteca e dal risparmio che ne deriva in termini di spese di iscrizione. Sono le aziende a ricorrere più spesso ai mutui chirografari, per l’acquisto di strutture e infrastrutture necessarie all’attività di impresa. Anche i condomini possono utilizzare questo strumento in caso di spese ingenti di ristrutturazione che necessitino del ricorso alla leva finanziaria, e per le quali non sia possibile accendere un’ipoteca. Il mutuo chirografario stipulato da privati per scopi diversi da quelli professionali coincide invece con una forma di prestito personale non finalizzato. In questo caso può essere utilizzato per ottenere sino a 31mila euro di liquidità, senza vincoli di utilizzo, al prezzo di un Tan sensibilmente più alto rispetto a quello di un mutuo normale.