L'attuale crisi della finanza internazionale ha avuto origine negli Stati Uniti, ed è proprio qui che se ne avvertono le conseguenze principali sul mercato creditizio, con un vero e proprio crack dei mutui americani. Il fenomeno ha portata ben più ampia del crollo dei soli mutui subprime, che pure ha avuto ripercussioni disastrose sul sistema bancario internazionale. Tra lo scoppio della bolla immobiliare, la diffusione dell'instabilità legata ai subprime a causa del precedente ricorso a strumenti derivati, e l'aumento delle insolvenze da parte dei debitori americani, quella che era nata come una crisi circoscritta ha coinvolto ben presto l'intero sistema dei mutui "made in Usa". Tra le vittime della crisi dei mutui negli Usa, ricordiamo proprio le principali banche d’affari e società americane di mutui, come Indymac (fallita l’11 luglio 2008, quando migliaia di correntisti spaventati hanno ritirato complessivamente 1.300 milioni di dollari dai depositi), la First National Bank of Nevada e la First Heritage Bank, per non parlare dell’insospettabile Lehman Brothers. Fannie Mae e Freddie Mac, le due banche parastatali americane che da sole controllano il 75% delle erogazioni di nuovi mutui negli Usa, sono state salvate solo dall’intervento diretto del governo americano, che le ha nazionalizzate all’inizio del settembre 2008. Nella prima settimana di dicembre 2008, le richieste di mutui per la casa casa sono diminuite negli Stati Uniti del 7,1 per cento, con rifinanziamenti in calo dello 0,9% e domande finalizzate all'acquisto in rosso del 17 per cento. Per arginare la situazione, a metà dicembre la Fed ha portato il costo del denaro ai livelli più bassi di sempre: tra lo 0 e lo 0,25%, o in altre parole a interessi zero.