Quanto guadagna la banca su ogni mutuo concesso? È una domanda che, probabilmente, si pongono in molti, e la cui risposta è relativamente semplice. Come in ogni transazione di un bene, il profitto è dato dalla differenza tra il prezzo pagato dal cliente finale e le spese sostenute dal venditore. Nel caso dei mutui, questo scarto è detto “spread” e si calcola sottraendo l’Euribor o l’Irs (vale a dire, il costo del denaro per i tassi variabili e fissi) dal tasso del finanziamento. Se i primi due parametri non possono essere influenzati dalle singole banche, poiché ancorati a criteri statistici e all’incontro della domanda e dell’offerta di denaro sul mercato bancario internazionale, è evidente che l’unica alternativa a disposizione degli istituti di credito per massimizzare il profitto è data dalla determinazione arbitraria del tasso d’interesse e, così facendo, dello stesso spread. Se, ad esempio, l’Euribor è pari al 4%, la banca può decidere di concedere un mutuo con un tasso del 6 per cento: in tal caso, lo spread sarà pari al 2 per cento. La proporzione può variare anche di molto, e in linea di massima sarà più alta per i mutui giudicati più rischiosi dagli enti finanziari. I parametri di valutazione del rischio di insolvenza forniscono infatti una guida concreta alle banche per determinare lo spread, secondo la logica universalmente valida in base alla quale a un maggiore azzardo corrisponde una più corposa ricompensa. Un secondo criterio valido per la determinazione dello spread è dato dalla durata del finanziamento: anche in questo caso, i due parametri sono legati da una proporzione diretta, poiché gli istituti di credito giustificano con un profitto crescente l’aumentare del tempo intercorso dall’emissione del mutuo al suo pieno rimborso.