I mutui subprime, letteralmente, sono mutui concessi dalle banche a creditori in grado di fornire garanzie al di sotto del livello ottimale (in inglese, per l’appunto, sub-prime). I mutui subprime offrono in effetti una possibilità di accesso al credito ai cattivi pagatori e a tutta una fascia della popolazione che, altrimenti, non sarebbe in grado di acquistare una casa. I mutui subprime sono così stati concessi a famiglie con un basso reddito medio, laddove le banche hanno stimato che l’aumento di valore dell’immobile acquisito giustificasse il prestito. Proprio per questo, le condizioni dei mutui subprime (solitamente a tasso variabile) risultano gravose rispetto ai normali mutui per clienti “prime”. D’altro canto, i mutui subprime presentano un alto tasso di rischio, almeno rispetto alla media del mercato, introducendo un elemento di potenziale instabilità nella finanza odierna. Tale instabilità si è concretizzata proprio nel corso del recente crack del mercato Usa dei mutui subprime, che può essere considerato tra i principali elementi scatenanti dell’attuale crisi finanziaria internazionale. Il mercato dei mutui subprime è cresciuto, tra la prima metà degli anni ’90 e il 2006, sino a rappresentare negli Stati Uniti una percentuale variabile (a seconda delle stime) tra il 15 e il 25% dei mutui americani. In Italia e in altri Paesi europei il fenomeno non ha mai raggiunto dimensioni paragonabili a quelle statunitensi, grazie anche ai rigidi parametri adottati dagli istituti di credito nostrani nel concedere i mutui: un atteggiamento spesso criticato, che si è però rivelato un elemento prezioso di solidità a fronte dello tsunami statunitense.